Salvi i falò nel paese de “La luna e i falò”

“Stavolta stette zitto, sporgendo le labbra, e soltanto quando gli raccontai di quella storia dei falò nelle stoppie, alzò la testa. – Fanno bene sicuro, - saltò. – Svegliano la terra. - Ma, Nuto, - dissi, non ci crede neanche Cinto. Eppure, disse lui, non sapeva cos’era, se il calore o la vampa o che gli umori si svegliassero, fatto sta che tutti i coltivi dove sull’orlo si accendeva il falò davano un raccolto più succoso, più vivace”.  (La Luna e i falò, Cesare Pavese).

Il paese di Cesare Pavese e della Luna e i falò salvaguardia la sua tradizione più nota, riconosciuta e resa famosa in tutto il mondo dalla pagine immortali di Cesare Pavese: i falò.
Il sindaco ha infatti emenato un’ordinanza in base alla quale su tutto il territorio del Comune di Santo Stefano Belbo è consentita la combustione del materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco, secondo le seguenti disposizioni:

  • le operazioni devono essere condotte nel medesimo luogo di produzione dei residui vegetali;
  • la quantità di massima è posta pari a tre metri steri (tre metri cubi comprensivi dei “vuoti”) per ogni ettaro (10mila metri quadrati di terreno) al giorno;
  • la combustione non può essere effettuata:
    • nel centro abitato;
    • all’interno di boschi come definiti dalla R.L. n. 4 del 10.02.2009;
    • deve essere osservata a distanza di sicurezza da circostanti edifici di terzi, che non deve essere inferiore a 25 metri dagli stessi;
    • il periodo ammesso va dal 1 ottobre al 30 aprile compresi (nonché il 4 agosto in occasione dell’evento pavesiano della Luna e i falò con le modalità e gli orari che saranno disciplinati in apposito provvedimento), fatti salvi i divieti stabiliti dalla Regione Piemonte in caso di determinazione dello stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi.
    • l’orario consentito è dalle ore 8,00 alle ore 20,00

<Un’ordinanza – spiega il sindaco Luigi Genesio Icardi – che va a normare un ambito probabilmente poco conosciuto dai nostri cittadini. In questo modo, gli abitanti di Santo Stefano Belbo potranno riferirsi all’ordinanza per dedicarsi all’attività che caratterizza una delle nostre tradizioni più note in tutto il mondo. Un modo per salvaguardare la salute umana, il patromonio boschivo e paesaggistico recentemente diventato Patrimonio dell’Umanità, per consentire, secondo delle regole, a tutti i nostri concittadini che operano e lavorano in campagna di utilizzare i falò per il loro lavoro contadino e mantenere viva una tradizione nota e che ogni anno, il 4 agosto ha la sua celebrazione più importante>.

Fino ad oggi, in base alla direttiva europea n. 2008/98/CE “la combustione sul campo dei residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale si configura come illecito smaltimento di rifiuti, sanzionabili penalmente”.

È di pochi giorni fa il decreto legge n.91/2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.144 del 24/06/2014 ed in vigore a partire dal 25/06/2015 che prevede una deroga al D.Lgs 152/06, che aveva recepito la direttiva europea, affinché si permetta ai Comuni, attraverso proprie ordinanze, di individuare le aree e i periodi in cui sia consentito effettuare la bruciatura dei residui vegetali nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente in materia di inquinamento atmosferico e salvaguardia della salute umana, considerato che le pene previste non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature e ripoliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale è consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.

Viste queste normative, il Comune di Santo Stefano Belbo ha dunque deciso di applicare apposita ordinanza, accennata sopra ed esposta all’Albo pretorio del Comune.